Ulivi del Salento: la resilienza sorprendente contro la Xylella
Negli ultimi anni, la Xylella fastidiosa ha devastato vaste aree del Salento, il territorio pugliese più colpito dalla malattia nota come “disseccamento rapido” degli ulivi. Tuttavia, negli ultimi mesi, in alcune zone della provincia di Lecce – tra Parabita, Alezio, Tiggiano e Sannicola – si sono osservati fenomeni sorprendenti: ulivi quasi completamente disseccati hanno ricominciato a produrre foglie verdi e persino olive. Le macchie di verde si alternano al marrone degli alberi danneggiati, creando un quadro inatteso e promettente.
Xylella: una malattia senza cure
La Xylella è responsabile del disseccamento rapido, che porta gli ulivi a perdere frutti e foglie fino alla morte. Dal 2013, secondo le stime della Regione Puglia, il batterio ha contaminato circa 10 milioni di ulivi, molti dei quali abbattuti per contenere il contagio. L’epidemia è iniziata proprio nel Salento, e la comparsa di ulivi che tornano a vegetare è un fatto che gli esperti stanno studiando con attenzione.
La resilienza degli ulivi: un fenomeno osservato
La capacità di alcuni ulivi di ricostruire la chioma e riprendere a produrre frutti è definita dagli studiosi come “resilienza”. Si tratta di un recupero vegetativo: la pianta non guarisce e il batterio rimane presente, ma l’albero riesce a reagire allo stress e a riprendere la produzione. Fenomeni simili sono stati osservati anche in altre specie legnose, come le querce della California.
In Puglia, questa resilienza è confermata da immagini satellitari e indici NDVI (Normalized Difference Vegetation Index), che misurano quanto la chioma di una pianta sia attiva e “viva”.
Esperimenti agricoli e trattamenti testati
Gli agricoltori hanno adottato approcci diversi per sostenere gli ulivi.
Alcuni, come Fabrizio Mastrogiovanni a Collepasso, hanno scelto il cosiddetto “recupero senza ricette”, concentrandosi sul suolo con concime stallatico e pulizia regolare del terreno. Dopo alcuni anni, le piante hanno iniziato a rigenerarsi e a produrre frutti: nel 2024 ha ricavato 65 litri di olio e oggi le piante si sono riprese all’80%.
Altri, invece, hanno seguito il “protocollo Scortichini”, un trattamento a base di rame, zinco e acido citrico sviluppato da un gruppo di ricercatori di diverse università. Donato Minosi, vicino a Otranto, lo ha applicato a 1.200 ulivi: le piante trattate continuano a produrre, mentre cinque piante non trattate sono morte. Stefano Ciardo, ad Alessano, ha osservato effetti simili: dopo due anni, gli alberi hanno iniziato a produrre nuovamente.
La chiave potrebbe essere l’insetto vettore
Molti studiosi ritengono però che la resilienza sia legata a una riduzione della popolazione della “sputacchina” (Philaenus spumarius), l’insetto che trasporta il batterio.
Donato Boscia (CNR) sottolinea che una minore densità di insetti riduce la “superinfezione” e permette agli ulivi di riprendersi, soprattutto se gestiti con buone pratiche agronomiche. Vincenzo Verrastro (CIHEAM) aggiunge che negli alberi ormai quasi disseccati gli insetti trovano meno foglie disponibili, riducendo la carica batterica e favorendo la ripresa vegetativa.

Cambiamenti nell’olio e nella qualità dei frutti
Gli ulivi resilienti, in particolare delle varietà Ogliarola salentina e Cellina di Nardò, producono un olio con caratteristiche chimiche diverse rispetto al passato. Secondo Francesco Paolo Fanizzi (Università del Salento), l’olio mostra aumento dei polifenoli, composti naturali con effetti antiossidanti e antinfiammatori, probabilmente come risposta della pianta allo stress. Questo potrebbe trasformare l’olio salentino, tradizionalmente dolce e a basso contenuto di polifenoli, in un prodotto più ricco e salutare.
Situazione attuale e strategie di contenimento
La Xylella continua a espandersi, con nuovi focolai individuati nel 2025 nel barese (Giovinazzo, Bisceglie), nel foggiano (Cagnano Varano) e nelle Murge verso la Basilicata. Oggi in Puglia esistono tre varianti del batterio: ST53 (pauca, la più letale), ST1 (fastidiosa, colpisce vite e mandorlo) e ST26 (multiplex, diffusa più a nord).
La diffusione è rallentata rispetto ai primi anni, soprattutto a causa dei climi più freddi al nord della regione. La Xylella prospera a temperature intorno ai 28°C e fatica a sopravvivere in inverno.
Zone e regolamenti di intervento
La Regione Puglia divide il territorio in tre zone con regole diverse:
- Salento (area endemica): convivenza con il batterio, nessun abbattimento.
- Fascia di cuscinetto a nord: abbattimento delle piante infette.
- Zone di contenimento più a nord: abbattimento entro un raggio di 50 metri da ogni pianta infetta, secondo il Regolamento europeo 2020.
Il monitoraggio è continuo: nel 2025 sono stati analizzati oltre 150.000 campioni, con una spesa di circa 10 milioni di euro. Per ogni albero espiantato, gli agricoltori ricevono 150 euro di ristoro.
Piano straordinario di rigenerazione olivicola
Il Piano straordinario dispone di 300 milioni di euro per ripopolare i campi e finanziare la ricerca. Circa 80 milioni sono destinati al reimpianto con varietà resistenti o tolleranti alla Xylella:
- Autoctone: Leccino e Leccio del Corno
- Ibride ottenute in laboratorio: Favolosa FS17 e Lecciana
Queste varietà mostrano carica batterica più bassa e presenza localizzata del batterio nella chioma.
In sintesi, la resilienza degli ulivi del Salento rappresenta un segnale incoraggiante nella lotta contro la Xylella. La combinazione di buone pratiche agronomiche, riduzione del vettore e nuove varietà resistenti potrebbe aiutare a salvare la tradizione olivicola pugliese, preservando biodiversità e qualità dell’olio.

